Diciamo che sono cresciuta con l’idea, un po’ imposta dai miei, che prima di dire che qualcosa da mangiare non mi piace bisogna provarla…In effetti, non lo si puo’ sapere, solamente con guardare, se un determinato piatto ci piace o no, certo che ci possiamo fare un’idea a prima vista, ma quante volte capita che un piatto, tra virgolette brutto, e’ risultato essere delizioso? A me tante.
Durante i tre anni che ho vissuto in Messico mi e’ capitato di mangiare cose che non ritenevo nemmeno alimenti prima di allora, come per esempio le formiche, si si formiche, hai letto bene, le compravamo al mercato di San Cristobal de las Casas in Chiapas, su una bancarella delle tante che riempivano questo mercato multicolore.
Le compravamo credo non ricordare male a peso, una manciata per me ed una per la mia amica Giordana che un giorno mi introdusse a questo nuovo e sconcertante alimento. Era la prima sosta, prima ancora di andare a fare la spesa per il ristorante il Punto, di proprieta’ di Giordana, ci mandavamo giu la manciata di formiche, tostate sul comal, senza nessun tipo di condimento, e via su e giu per il mercato per gli approvvigionamenti, cariche come somari, non sentivamo quel peso che portavamo sulle spalle. Dopo aver mangiato, mandato giu questo concentrato di proteine l’effetto era simile all’aver ingerito dello ginseng.
Il sapore era simile a quello delle noccioline tostate, o meglio a quello della pellicina che marrone che le ricopre, salato, un po’ aspro ed anche un po’ acido con un retro gusto di affumicato. L’odore non lo ricordo molto, credo averlo rimosso dai miei ricordi, non amandolo particolarmente, pero c’era un non so che di agrio che mi torna in mente. Ma le formiche sono solo uno dei tanti alimenti provati durante il mio soggiorno, nel paese del tequila, perche’ in messico e’ el tequila e non la tequila. Iguane che sorprendentemente sanno di pollo, forse un po’ piu tenera la sua carne, ma anche nell’aspetto simile al pollo, tacos di chapulines, ovvero grilli, tizmiche, che sinceramente non ho mai capito cosa sia esattamente, mi raccontavano gli abitanti di Tlacotalpan, nello stato di Veracruz che questa specie di larve veniva pescata dal fondo del fiume, il Papaloapan, milioni di microscopiche larve di gamberi, che i Tlacotalpenos, chiamavano il caviale del fiume.
Buono, davvero questo Tizmiche, ma anche il mapache ossia l’orsetto lavatore, che per una volta ho voluto assaggiare, anche se sinceramente mi ha fatto tanta pena, ma in fin dei conti solo per via della mia educazione culinaria Italiana, perche’ poi fermandomi a pensare, beh davvero se uno ci pensa, anche la mucca o il maiale, mi fanno pena, ma li mangio lo stesso, e allora perche’ in altri posti del nostro pianeta non potrebbero mangiare animali che fanno tenerezza o ribrezzo?
Questo “omone” che appare nel video qui sotto,
si chiama Andrew Zimmern, il suo programma si chiama Bizarre Foods ed oltre ad essere uno chef, che pero’ in uno dei video che ho visionato previamente non sapeva dell’esistenza di pinoli, e allora mi domando ma come lo fara’ il pesto alla Genovese senza i pinoli? Comunque come dicevo questo tipo qua ha uno dei lavori, secondo me piu’ belli che possano esistere, viaggia in giro per il mondo e si dedica a mangiare ogni sorta di cibo strano, da cavallette a cuori di rane ancora palpitanti, vermi, occhi, ragni, pesci velenosi. eh si, sono un po’ strana lo ammetto ma a me piacerebbe davvero un lavoro cosi’. Credo che per conoscere una cultura, bisogna tuffarsi di testa nelle loro abitudini alimentari e da li si potra’ capire molto del posto e della sua gente. Certo che Andrew ha uno stomaco di ferro pero’.


