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Gnamo è amore, passione e tanta curiosità per la cucina e tutto ciò che gli ruota attorno.

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Bella la vita del Senatore Italiano!

L’ultima cena di un condannato a morte

Mentre scrivo questo post, mentre qualcuno lo legge, c’è qualcun’altro da qualche parte del mondo che aspetta di essere sentenziato a morte in una prigione di massima sicurezza, facendo il conto alla rovescia che lo porterà dritto al THE END della sua storia personale.

Ad un condannato alla pena capitale prima di morire però, a differenza di gente che muore per altri motivi, per ovvie ragioni, viene concesso un ultimo desiderio, almeno negli Usa, scegliere l’ultimo boccone da mandare giù. Sto poveraccio o meno, dipendendo da ciò che abbia fatto costui, si vede negato il diritto di vita ma in cambio non gli si può negare l’ultima cena, come a voler mettersi l’anima in pace, che fai lo mandi a pancia vuota? Chiedeva il boia, mica si può, non si sa mai, non possiamo mica mandarlo nell’aldilà senza aver mangiato, che figura ci facciamo?

Ed ecco fatto l’ultimo peccato di gola più o meno soddisfatto, di alcuni condannati a morte.

Victor Feguer iniezione letale in Florida, un’oliva con il nocciolo. Un pasto frugale per l’incerto viaggio.

James Reynolds con Last suppers

L'ultima cena di Victor Feguer © James Reynolds

 

 

e Henry Hargreaves con No seconds

L'ultima cena di Ronnie Lee Gardner © Henry Hargreaves



propongono una serie di fotografie che intentano riprodurre ciò che fu l’ultimo peccato di gola di questi uomini e donne sentenziati a morte da uomini e donne che imprecano il perdono in chiesa la domenica mattina, tutto ciò in nome di Dio.

Ma chi prepara queste pietanze? Normalmente altri detenuti come Brian Price, che è stato chef per 11 anni nel braccio della morte in una prigione del Texas, ricorda la prima donna che alla quale dovette preparare l’ultima cena; Karla Faye Tucker, uccisa con iniezione letale, è stata la prima donna ad essere sentenziata in quello stato, dal 1863 nessuna donna infatti veniva condannata a morte; Price ricorda la sua ultima richiesta di cibo: 2 banane, 4 pesche, un cetriolo, insalata di giardino con il Ranch dressing, ma non mangiò nulla.
Il piatto più richiesto? Cheeseburger e patatine. La carne la riceveva dal TDCJ (Texas Department of Criminal Justice), Price la condiva con della salsa Worcestershire, aglio in polvere, sale e pepe. ” Poi grigliavo le cipolle ed il pane imburrato, sullo stesso grill. Cercavo di fare del mio meglio con ciò che avevo a disposizione, ho sempre adoperato insalata e pomodori freschi per la guarnizione. La richiesta la più semplice? Qualcuno chiese un barattolo di cetrioli sottaceto”.

Sembrerebbe però che non tutti vengano accontentati, nel suo libro Meals to die for, Price racconta con dettagli che molto spesso le richieste non vengano realmente ascoltate, ricevendo i prigionieri tutt’altro che ciò desiderato oppure in quantità decisamente minori…“I quotidiani locali parlerebbero ad esempio di 24 tacos e 12 enchiladas, quando in realtà si trattava di 4 tacos e 2 enchiladas”.

E tu te lo sei mai chiesto cosa vorresti, se potessi scegliere un ultimo pasto, quello che sigilla la tua vita?

Clark Griswold, un cane bongustaio

È l’ultima sensazione di Youtube, si chiama Clark e si è ritrovato a sua insaputa in un video che finora è stato visualizzato in 38,042,495 occasioni; Sicuro che più di uno lo ha dovuto rivedere più volte. Simpaticissima e molto azzeccata la sua voce, la quale gli starebbe a pennello se potesse averne una.

Mangiare a Parigi – Savannah Cafe

Sono passati ormai tanti anni, almeno 12, da l’ultima volta che ci ho messo piede, mi fa piacere sapere che dopo tanto tempo continua lì, un piccolo tesoro in mezzo al 5eme arrondissement di Parigi. Un gioiellino, decorato con una collezione di giocattoli antichi, maschere etniche, foto di personaggi più o meno famosi. Uno spazio con un tocco musicale molto raffinato grazie al proprietario Monsieur Richard Sahlani e al suo grande amore per la musica. Un’ottimo anfitrione che esulta nel dare il suo tocco personale a tutti i piatti serviti nel suo ristorante.
Una combinazione, e a volte fusione, della cucina Libanese con altre cucine del mediterraneo. Ottimo! Se siete da quelle parti non mancatelo e salutatelo da parte mia :D

Savannah Café Restaurant

27 Rue Descartes 75005 Paris

Au revoir!

Ohhh les macarrons!

Sand Z. : C’était blindé chez Ladurée, mais Mission Macarrons accomplie!!

Claudia P. :tu es top pop!

C’est ansi que a chaque fois que mon amie Sand debarque sur Berlin n’oublies jamais de m’apporter des macarrons de Paris, mais pas n’importe quel macarron, LE MACARRON de chez Ladurée!

Ce la fai ad ucciderlo?

Ricordo un’estate tanti anni fa avrò avuto si e no 6 anni, eravamo in un casolare di proprietà di alcuni amici, con i miei genitori e mia sorella. Faceva caldo un giorno d’agosto dove a Roma si boccheggiava, tutti erano al mare a mangiare il cocomero con gli inevitabili granelli di sabbia e noi ci accingevamo a mangiare un bel pranzo in campagna, su una grande tavolata lunga ricoperta da una tovaglia bianca, immobile, mai vista una tovaglia così immobile, il vento era inesistente quel giorno.

Mia sorella ed io giocavamo a rincorrerci nei prati, a curiosare tra l’erba, mentre mia madre si raccomandava di stare attente a non farci male e si sorprendeva ad alta voce come potessimo correre con quell’afa, era un giorno bellissimo finchè l’amico di mio padre, del quale ho rimosso il nome a causa dello shock che poco dopo mi avrebbe procurato, mettendomi a confronto con la realtà, ci chiamò per farci vedere i conigli.
Ce li fece prendere in braccio, coccolare, ci lasciò giocare con loro un lungo momento, ci lasciò il tempo di affezionarci e poi come se niente fosse ce li tolse gentilmente dalle mani mentre io lo guardavo grata di avermi fatto giocare con quel tenero animaletto. Lo poggiò su quello che io vedevo allora come un tavolino, aimè un grande tagliere, fece lo stesso con Pallino, il coniglio al quale mia sorella (4 anni e mezzo) aveva avuto il tempo di dare un nome, mentre io ancora pensavo a come avrei chiamato quel coniglio, lui prese un bastone e con una velocità e tranquillità nei gesti che solo l’abitudine può dare, colpì i due ignari animaletti, assassinò e spellò senza nessuna pietà Pallino e il mio amichetto peloso senza nome, davanti ai nostri teneri occhi O_o.

Con il pianto terrorizzato di mia sorella di sottofondo, i due corpicini non ancora immobili e completamente lisci senza peli, capii solo allora che quella sarebbe stata la cena.

Mia madre teneva stretta mia sorella cercando di calmarla spiegandole che così in effetti succedeva, che gli animali venivano uccisi per essere mangiati “come la carne che si compra dal macellaio…”

È inutile dire che mentre i grandi degustarono il coniglio alla cacciatora io e mia sorella mangiammo tutt’altro e quell’uomo, anche lui senza nome, che tanto odiai, fu il primo a farmi ragionare sul fatto che la carne che mangiamo non viene così pulita, pronta come la si compra al supermercato, per tanta gente ciò che lui fece è un gesto di vita quotidiana, tanti altri non si fermano nemmeno a pensarlo.

Continuo a chiedermi: “Se avessi la necessità, sarei capace di uccidere un animale per mangiarlo in seguito? Cambia il sapore della carne quando ad abbattere l’animale sei stato tu con le tue propie mani? Tutto sommato anche uccidere l’animale fa parte della preparazione di un pasto”.

Un video del New York Times dove la City Critic Ariel Kaminer si reca ad una slaughterhouse (macello) nel Queens confrontandosi appunto sul fatto di essere partecipe nell’uccisione dell’animale, in questo caso il tacchino del Thanksgiving.

Io mi limito ad andare a comprare la carne già carne e non bestia, semmai un giorno dovesse cambiare la necessità chissà…

Frullatore interattivo

Prendi un tipo, un frullatore (non uno qualsiasi, IL Frullatore) Blendtec, degli ingredienti a caso, youtube ed il gioco è fatto, gioco nel vero senso della parola. Un gioco interattivo, nel quale si obbliga il coraggioso Corey a mandare giù delle vere e proprie schifezze. Risultato: una serie di più o meno fluidi, che questo impavido giovanotto manda giù quasi allo stile Jackass, senza però mai dare di stomaco come il re del vomito Steve O, nemmeno con le più azzardate combinazioni come uova e vodka. Ma ci è andato vicino…

Toast


Last Leaf

OK Go | Myspace Music Videos

Kitchen di Banana Yoshimoto

“Non c’e’ posto che io ami di piu’ della cucina. Non importa dove si trova, com’e’ fatta: purche’ sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.
Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, cosi’ sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verra’ il momento di morire, vorrei fosse in cucina…”


Dal libro di Banana Yoshimoto: KITCHEN (Kitchin, nome originale) 1988

Fruit Logistica Berlin

È appena finita a Berlino la Fruit Logistica 2010, Fiera della frutta e della verdura, nella quale espongono moltissimi pezzi grossi del settore agroalimentare. Sono stati 3 giorni, dal 3 al 5 di Febbraio e si è tenuta al Messe Berlin, una struttura gigantesca dove stands di tutti gli angoli del mondo contribuivano mettendo in mostra i loro generi alimentari piu pregiati.

Ho collaborato con una azienda Emiliana que produce meloni, arance, limoni, pere, mele e uva.
L’azienda agricola si chiama Don Camillo, proprio come il celebre personaggio vestito con la tonaca, usano tra l’altro la sua immagine nelle bottiglie di Lambrusco che producono (sic).

Si è visto da quelle parti anche il Ministro Italiano delle politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Luca Zaia, facendo una piccola apparizione tra gli stands Italiani. Non sò cosa stesse dicendo ma tutti sembravano così emozionati di farsi fotografare con lui che per un momento c’è stato un via vai di gente, un pò di confusione a differenza degli altri giorni dove tutto è stato abbastanza rilassato.

La cosa più incredibile è che alla fine di questa Fiera, tutti gli alimenti vengono buttati via, si si, proprio alla spazzatura, tonnellate di frutta fresca, frutta secca, verdura, legumi ecc.
Uno spreco di cibo, che secondo me se l’organizzazione della Fruit Logistica l’avesse impostato in un altro modo, avrebbe potuto provvedere a smaltire tutto il cibo restante a delle associazioni caritevoli, che avrebbero sfamato durante vari giorni molta gente che ne ha bisogno.

A me è andata bene, parecchio, il mio bottino è stato strepitoso, i miei compagni di casa sono rimasti con la bocca aperta pronta ad assaporare tutte le bontà da me caricate fin casa e gentilmente offerte dalla ditta con la quale ho collaborato e gli stands che erano intorno.

Ho portato a casa: una cassa di arance Tarocco, una di Radicchio Trevigiano, olio d’oliva dell’azienda agricola Don Camillo, una forma di gorgonzola, 4 salami di culatello, un salame milano, parmigiano Reggiano, birra becks una cassa da 30 lattine, sambuca, grappa, due bottiglie di vino bianco due di Lambrusco, una di prosecco, 7 insalate miste in confezioni monodose con il kit per condire integrato, 3 kili di spinaci, ravanelli, zucca, mele della Valtellina, un castagnaccio al cioccolato, fragole, rucola…Viva la pappa!

Tampopo: il primo noodles western

Un film Giapponese di Juzo Itami del 1985 che quando uscì fu chiamato il primo Noodles Western.

Tampopo inizia con l’arrivo di due camionisti Goro e Gun, in un tipico ristorante Giapponese approfittando per fare un pausa e mangiare una zuppa Ramen. L’aspetto del luogo e la presenza di alcuni uomini con brutte facce, non li fanno desistere dal concetto iniziale quello di mangiare un boccone, ritrovandosi quasi subito in una rissa per aver difeso la donna che gestisce il negozio, Tampopo per l’appunto, dalle avances di uno dei presenti.
Una volta cacciati via i malintenzionati che stavano infastidendo Tampopo, Goro e Gun decidono di aiutare la donna nell’elaborazione dei Ramen perfetti, essendo lei non molto portata.

Una delle caratteristiche peculiari di questo film è il filo conduttore del cibo, la storia principale è quella dei ramen ma in mezzo spuntano fuori sketchs gastronomici che portano lo spettatore in un viaggio atraverso la cucina Giapponese comparandola in alcuni momenti a quella Europea. Una delle storie rappresenta una relazione tra uno Yakuza e la sua donna, che compartono varie scene Erotico-Gastronomiche.

Da mangiare con gli occhi!

Ratatouille

Alcuni anni fa, più precisamente (come passa il tempo!!!) una decina di anni ormai, ho avuto l’occasione di abitare a New York per circa un anno, dove lavoravo come cameriera in un ristorante Francese nel quartiere di Chelsea, dal nome Le Singe Vert, dove tra escargots, canard a l’orange, la raie au beurre noir frites merguez, Tartare de thon si trovava tra i contorni insieme ai fagiolini e le patate fritte, la deliziosa ratatouille.
Non che prima di allora non avessi avuto a che fare con queste verdure, avendo abitato per quasi 5 anni a Parigi, di ratatouille ne avrò provate davvero centinaia, fatte in casa, al ristorante, ai bistro, a casa dei miei zii, a casa di amici, a casa di genitori di amici, fatte da me ma…niente…la parola ratatouille evoca in me il ricordo di questo ristorante sia per il piatto in sé preparato dallo Chef, Messicano di Puebla, in una modo strepitoso pur essendo un piatto così “semplice” o forse di ingredienti semplici, sia perché lo associo ad un cliente fisso, un habitué, gran fan di questa ratatouille.
Si chiamava Tony, il cognome non riesco a ricordarlo purtroppo, so che è nascosto in luogo remoto del mio cervello, ma non riesce a venir fuori.

Tony, veniva ogni giorno o quasi era ormai parte integrante del ristorante, quasi come un soprammobile, era parte della decorazione, era anziano, grande, con un lento procedere che ricordava le tartarughe. Quando apriva la porta e vedevamo come affacciava la testa, e lo faceva come fanno le tartarughe uscendo dal guscio, c’era sempre qualcuno che diceva “Here comes the turtle” a bassa voce…ma non con cattiveria, gli si voleva bene a Tony. Gli si andava incontro e lo si salutava con due baci e facendolo accomodare al solito posto, vicino la porta, attraverso la vetrata poteva osservare la strada, chissà cosa vedevano i suoi occhi di fotografo. Ordinava il solito vino un Cabernet Sauvignon della casa e ci chiedeva che cosa ci fosse di specials, e come al solito dopo avergli elencato tutto il menu’ gli specials and Suggestions lui diceva: ” Oggi l’avete la ratatouille? Una ratatouille, ma poca poca, non troppa, poca poca”.

Veniva sempre solo sorseggiava lentamente il suo vino, mentre lo faceva girare nel bicchiere. La Ratatouille gli veniva servita in un piatto speciale, un pò più piccolo di un piatto normale, a lui piaceva così, se la gustava l e n t a m e n t e, ogni forchettata durava un’eternità…

Se ne stava lì ore, un paio, sempre osservando quasi sempre taciturno finché qualcuno di noi tempo permettendo si avvicinava e gli chiedeva come stava a lui piaceva parlare del tempo in cui fotografava personaggi famosi della sua epoca, gli anni 50 e 60, la sua New York e raccontava come tutto era cambiato e raramente su richiesta nostra portava anche alcune delle sue foto, erano davvero belle, intense, tutte in bianco e nero, attraverso le quali si poteva rivivere l’essenza di ciò che avevano visto gli occhi di Tony, di come aveva guardato il mondo. C’era melanconia nei suoi occhi che spariva nel momento in cui mangiava la sua tanto amata ratatouille, chissà proprio come nel film anche a lui ricordasse qualcosa. Poi chiedeva il conto, pagava, salutava con la mano e se ne andava lentamente come era arrivato.

Il caro vecchio Tony famoso fotografo Italo-Americano che parlava un Italiano con un accento Americano.

Anche all’inizio di Dicembre quando finalmente dopo alcuni anni dalla sua uscita ho visto il film Ratatouille, che per altro mi é piaciuto davvero molto

questo ricordo si è automaticamente riattivato e a Natale quando ho ricevuto come regalo un gioco (livello 3+, si si 3 anni in su :(), sempre del topolino piccolo Chef di Ratatouille (l’avevo detto che mi era piaciuto davvero tanto) il ricordo di Tony mi é tornato alla mente. L’ho cercato pensando che su Google potessi trovare tutto e tutti, ma del caro vecchio Tony, nessuna traccia…ovviamente avendo il cognome sarebbe più facile.

Só che un giorno ricorderò il suo cognome, chissà magari sarà mangiando proprio la ratatouille, chissà non sia proprio la prossima volta.