Archive for the ‘Arte’ category

Kitchen di Banana Yoshimoto

February 8th, 2010

“Non c’e’ posto che io ami di piu’ della cucina. Non importa dove si trova, com’e’ fatta: purche’ sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.
Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, cosi’ sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verra’ il momento di morire, vorrei fosse in cucina…”

Dal libro di Banana Yoshimoto: KITCHEN (Kitchin, nome originale) 1988

Tampopo: il primo noodles western

January 28th, 2010

Un film Giapponese di Juzo Itami del 1985 che quando uscì fu chiamato il primo Noodles Western.

Tampopo inizia con l’arrivo di due camionisti Goro e Gun, in un tipico ristorante Giapponese approfittando per fare un pausa e mangiare una zuppa Ramen. L’aspetto del luogo e la presenza di alcuni uomini con brutte facce, non li fanno desistere dal concetto iniziale quello di mangiare un boccone, ritrovandosi quasi subito in una rissa per aver difeso la donna che gestisce il negozio, Tampopo per l’appunto, dalle avances di uno dei presenti.
Una volta cacciati via i malintenzionati che stavano infastidendo Tampopo, Goro e Gun decidono di aiutare la donna nell’elaborazione dei Ramen perfetti, essendo lei non molto portata.

Una delle caratteristiche peculiari di questo film è il filo conduttore del cibo, la storia principale è quella dei ramen ma in mezzo spuntano fuori sketchs gastronomici che portano lo spettatore in un viaggio atraverso la cucina Giapponese comparandola in alcuni momenti a quella Europea. Una delle storie rappresenta una relazione tra uno Yakuza e la sua donna, che compartono varie scene Erotico-Gastronomiche.

Da mangiare con gli occhi!

Ratatouille

January 20th, 2010

Alcuni anni fa, più precisamente (come passa il tempo!!!) una decina di anni ormai, ho avuto l’occasione di abitare a New York per circa un anno, dove lavoravo come cameriera in un ristorante Francese nel quartiere di Chelsea, dal nome Le Singe Vert, dove tra escargots, canard a l’orange, la raie au beurre noir frites merguez, Tartare de thon si trovava tra i contorni insieme ai fagiolini e le patate fritte, la deliziosa ratatouille.
Non che prima di allora non avessi avuto a che fare con queste verdure, avendo abitato per quasi 5 anni a Parigi, di ratatouille ne avrò provate davvero centinaia, fatte in casa, al ristorante, ai bistro, a casa dei miei zii, a casa di amici, a casa di genitori di amici, fatte da me ma…niente…la parola ratatouille evoca in me il ricordo di questo ristorante sia per il piatto in sé preparato dallo Chef, Messicano di Puebla, in una modo strepitoso pur essendo un piatto così “semplice” o forse di ingredienti semplici, sia perché lo associo ad un cliente fisso, un habitué, gran fan di questa ratatouille.
Si chiamava Tony, il cognome non riesco a ricordarlo purtroppo, so che è nascosto in luogo remoto del mio cervello, ma non riesce a venir fuori.

Tony, veniva ogni giorno o quasi era ormai parte integrante del ristorante, quasi come un soprammobile, era parte della decorazione, era anziano, grande, con un lento procedere che ricordava le tartarughe. Quando apriva la porta e vedevamo come affacciava la testa, e lo faceva come fanno le tartarughe uscendo dal guscio, c’era sempre qualcuno che diceva “Here comes the turtle” a bassa voce…ma non con cattiveria, gli si voleva bene a Tony. Gli si andava incontro e lo si salutava con due baci e facendolo accomodare al solito posto, vicino la porta, attraverso la vetrata poteva osservare la strada, chissà cosa vedevano i suoi occhi di fotografo. Ordinava il solito vino un Cabernet Sauvignon della casa e ci chiedeva che cosa ci fosse di specials, e come al solito dopo avergli elencato tutto il menu’ gli specials and Suggestions lui diceva: ” Oggi l’avete la ratatouille? Una ratatouille, ma poca poca, non troppa, poca poca”.

Veniva sempre solo sorseggiava lentamente il suo vino, mentre lo faceva girare nel bicchiere. La Ratatouille gli veniva servita in un piatto speciale, un pò più piccolo di un piatto normale, a lui piaceva così, se la gustava l e n t a m e n t e, ogni forchettata durava un’eternità…

Se ne stava lì ore, un paio, sempre osservando quasi sempre taciturno finché qualcuno di noi tempo permettendo si avvicinava e gli chiedeva come stava a lui piaceva parlare del tempo in cui fotografava personaggi famosi della sua epoca, gli anni 50 e 60, la sua New York e raccontava come tutto era cambiato e raramente su richiesta nostra portava anche alcune delle sue foto, erano davvero belle, intense, tutte in bianco e nero, attraverso le quali si poteva rivivere l’essenza di ciò che avevano visto gli occhi di Tony, di come aveva guardato il mondo. C’era melanconia nei suoi occhi che spariva nel momento in cui mangiava la sua tanto amata ratatouille, chissà proprio come nel film anche a lui ricordasse qualcosa. Poi chiedeva il conto, pagava, salutava con la mano e se ne andava lentamente come era arrivato.

Il caro vecchio Tony famoso fotografo Italo-Americano che parlava un Italiano con un accento Americano.

Anche all’inizio di Dicembre quando finalmente dopo alcuni anni dalla sua uscita ho visto il film Ratatouille, che per altro mi é piaciuto davvero molto

questo ricordo si è automaticamente riattivato e a Natale quando ho ricevuto come regalo un gioco (livello 3+, si si 3 anni in su :( ), sempre del topolino piccolo Chef di Ratatouille (l’avevo detto che mi era piaciuto davvero tanto) il ricordo di Tony mi é tornato alla mente. L’ho cercato pensando che su Google potessi trovare tutto e tutti, ma del caro vecchio Tony, nessuna traccia…ovviamente avendo il cognome sarebbe più facile.

Só che un giorno ricorderò il suo cognome, chissà magari sarà mangiando proprio la ratatouille, chissà non sia proprio la prossima volta.



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